ODE AL PINO LORICATO DI PASQUALINO BONGIOVANNI

Su gentile segnalazione di un socio calabrese pubblichiamo una poesia di un poeta/scrittore calabrese, Pasqualino Bongiovanni, dedicata ad un patriarca arboreo millenario simbolo di uno dei bellissimi parchi della Calabria, il Pollino.

Le sue poesie, così amare e così cariche di ricordi di una terra amatissima e sofferta, mi fanno capire l’anima nascosta della Calabria, la sua antica civiltà e anche il mal vivere che ogni tanto si manifesta. Mario Rigoni Stern

È un poetare che è di ogni Sud, di ogni esposizione al male e al degrado, di ogni mitologia del danno, della beffa e del dolore.La poesia del Sud, in Pasqualino Bongiovanni, “rifà” l’uomo e non solo l’uomo di questo Sud, bensì l’uomo di ogni Sud del mondo, l’uomo universale di quei «greti arsi» montaliani che anche all’anima appartengono. […] Le parole di Bongiovanni, anche lette in silenzio, hanno ritmo, misura, tempo e cadenze che si raccolgono tutti nell’orecchio interiore che solo può renderle memorabili. Dagli antichi ci perviene questa lezione, là dove si deposita il suono è la sede della memoria. Anna Stella Scerbo

ODE AL PINO LORICATO

C’erano un tempo
valorosi guerrieri di pace
che per voto
si ritirarono sui nostri monti
a guardia delle nuvole.
Poi,
tramutatisi in alberi,
scelsero con coraggio
di morire in piedi
e rimanere così
per sempre tra i vivi
senza la gloria
della vittoria
o dei morti in battaglia.

Abbarbicati
a pareti di roccia
o disseminati
tra i massi erratici
dei pianori,
alla pioggia
diedero in pegno
parte della terra
custodita gelosamente
ai loro piedi.
Al vento
donarono
aghi d’argento
come bottino.
Ai fulmini tiranni
sacrificarono
i rami più belli
e a volte
la stessa cima.
Il tempo ed il gelo
pagarono infine
con la propria corazza
cedendo ogni lorica
come lascito
di antiche monete.

Così,
ancora oggi
nelle notti di stelle
alberi d’avorio
ingannano l’eterno
con la complicità
della luna.

(da “A sud delle cose” – Roma, 2017 – I ed. 2006)

Biografia

Pasqualino Bongiovanni è nato nel 1971 a Lamezia Terme (CZ), città della Calabria situata nel cuore del Mediterraneo, tra il blu del Golfo di Sant’Eufemia e il verde delle montagne circostanti. Fin da piccolo si è avvicinato alla musica e alla letteratura dedicandosi con passione allo studio della chitarra e vivendo il fascino della poesia. Ha conseguito il diploma in chitarra classica presso il Conservatorio “U. Giordano” di Foggia e si è laureato in Lettere all’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Insegna Materie Letterarie e tiene corsi di chitarra classica. Come musicologo ha partecipato a convegni e scritto su importanti riviste specializzate (La Gazzetta della Musica, Chitarre, Guitart). Ha collaborato con l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana fondata da G.Treccani alla redazione del Dizionario Biografico Degli Italiani. In ambito poetico ha pubblicato la sua opera prima dal titolo “A sud delle cose” (Roma, 2006), una raccolta che vanta la presentazione di Mario Rigoni Stern, uno dei maggiori scrittori italiani del Novecento (scomparso nel 2008).  L’opera è stata tradotta in spagnolo da José M. Carcione e pubblicata in Argentina in edizione bilingue con il titolo “Al sur de las cosas” (Buenos Aires, 2012) e in seguito è stata tradotta in inglese da Giuseppe Villella e pubblicata in Canada in edizione bilingue con il titolo “To The South of Things” (Thunder Bay – Ontario, 2013). Per le sue poesie ha ricevuto numerosi premi ed il suo volume è stato presentato con successo in diverse città italiane, in Argentina, in Canada, in Belgio, in Marocco e in Spagna. Nel 2017 la raccolta “A sud delle cose” è stata pubblicata in Italia, oltre che in una nuova edizione cartacea e in formato elettronico, anche in formato audio-libro con la splendida voce dell’attrice Aurora Cancian. Inoltre, è in corso a Parigi la traduzione in francese della stessa raccolta a cura di Marie Marazita.
Più volte accostato, per certe sue intonazioni, ai grandi della letteratura italiana (Gatto, Sinisgalli, Quasimodo, Pavese), ed in particolare a quei “meridionalisti” (Scotellaro, Costabile) che hanno cantato in toni realistici il Sud dell’Italia, con i suoi problemi da sempre irrisolti e le sue innumerevoli contraddizioni, Bongiovanni possiede tuttavia, secondo molti, un sentire e un dire che sono intimamente e socialmente suoi e che attraverso il ritmo, la musica, nulla lasciano alla verbosità delle parole. Egli si affida invece ad un linguaggio preciso, stringato, che puntualmente esalta il pensiero che governa la stessa scrittura poetica conferendo ai suoi versi un respiro universale che gli consente di travalicare il contesto culturale dal quale lo stesso poeta ha preso le mosse.

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